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Rimanere solo una monade isolata

Lo splendido quarantenne
schiacciato dal peso
della gerontocrazia.

Quando fu coniata da Nanni Moretti, la categoria degli splendidi quarantenni comprendeva i D’Alema, i Rutelli, i Veltroni: personaggi vincenti che avevano preso il potere da giovani e che avevano ancora dietro di loro la spinta del baby boom e l’energia dei tardi anni Sessanta. Oggi, al contrario, il quarantenne di sinistra è un animale in via d’estinzione, costretto a cercare rifugio in riserve protette per non soccombere in un ambiente sempre più ostile. Quello uscito dalle urne, infatti, è il Parlamento più vecchio degli ultimi vent’anni (con gli over sessanta che sono passati, alla Camera, dal 16,8% della scorsa legislatura al 22,2% e, al Senato, dal 30,2% al 35,5%). In questa situazione, capita di tanto in tanto che qualche tenero virgulto quarantenne si scagli contro la gerontocrazia, contro l’attaccamento al potere dei padri che non lasciano spazio ai figli. E però quando mai si è vista una classe dirigente farsi da parte spontaneamente? Da che mondo è mondo, le classi dirigenti vengono fatte fuori, in modo più o meno cruento, dalle generazioni che vengono dopo di loro e che premono per conquistare il potere. E allora, com’è che non ce la fanno, gli splendidi quarantenni trasformati in panda della politica? Possibile che siano più fessi dei loro padri (o anche solo dei loro fratelli maggiori)? No, dato che Carlo Cipolla ci ha insegnato che la percentuale di cretini è la stessa in tutti gli ambiti sociali, incluse le coorti anagrafiche. La risposta, di conseguenza, va cercata altrove. Il fatto è che con l’indebolimento dei percorsi politici formalizzati, dei partiti e di altri luoghi di aggregazione come le partecipazioni statali che, sia pure con tutti i loro difetti, erano stati incubatori di una classe dirigente pubblica, da noi ormai le élites si riproducono quasi solo per partenogenesi: ogni padrino si sceglie uno o più figliocci che, se seguono le regole, saranno un giorno chiamati a succedergli. Il che non impedisce necessariamente un (lento) rinnovamento, ma lo subordina a un vincolo di appartenenza che crea legami verticali (padrino-figlioccio) più forti di quelli orizzontali (tra membri di una nuova classe dirigente). Singoli innovatori, di conseguenza, possono anche emergere di tanto in tanto, ma un vero e proprio ricambio generazionale risulta del tutto precluso. Il problema, pertanto, non è tanto legato alla presenza o all’assenza di talenti all’interno di una generazione. Come è sempre accaduto, oggi in Italia, di splendidi quarantenni, che danno un contributo fondamentale allo sviluppo di aziende, giornali, istituzioni, ce ne sono un po’ dappertutto. Il problema è l’assenza di catalizzatori. Che fa sì che ognuno di loro resti una monade isolata, costretta ad aspettare il proprio turno all’interno di un sistema che continua a ricompensare l’appartenenza più dell’innovazione, e l’anzianità assai più del merito.

dal Riformista di Giuliano da Empoli

SONDAGGIO
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lo splendido quarantenne
Questa settimana il tipo sinistro è lo splendido quarantenne. I candidati sono Enrico Letta, Gianni Cuperlo, Nicola Zingaretti e Lapo Pistelli.

6 risposte to “Rimanere solo una monade isolata”

Valerio Pieroni | August 28, 2006

Proprio di questo ne stavo parlando proprio l’altro giorno con una mia amica dei DS. L’oggetto della nostra discussione era chi poteva essere un probabile futuro successore di Fassino alla guida dei DS, ma ci è mancata la risposta. Pure a loro manca una classe adeguata di quarantenni.

Tu dirai Zingaretti. Ma una parte consistente dei DS non la trova una scelta esaltante (nulla togliendo alla bravura del politico in questione).

Questo buco secondo me è dovuto proprio dalla forte presenza degli ex sessantottini, che una volta conquistata finalmente la direzione del paese, faticano ora a cederla - per un qualche loro timore - ai più giovani.

Che ne pensi?

un saluto

Valerio

Antonio De Rose | August 28, 2006

Io ho votato per Enrico Letta. Sono dieci anni che fa il gregario. Secondo me ha i numeri per fare il capitano.

Saluti.

Luca | August 28, 2006

Voto anch’io per Letta: gli diano questa benedetta fascia da capitano. L’unico difetto è di essere imparentato con Gianni Letta, ma i parenti, si sa, non si possono scegliere. Anche Franceschini comunque scalpita. Ciao

Marco | August 28, 2006

Anche io ho votato Letta. sul capitano ci siamo, ma deve dimostrare di esserlo un capitano. Un capitano è una guida, un catalizzatore, si assume oneri e onore, prende l’iniziativa, rischia, ti incoraggia, ti infiamma il cuore e guida ” l’assalto”, è un leader!!!
Certo Valerio, anche nei ds i problemi ci sono, la classe dirigente non molla, e questo accade in ogni settore del paese. Ma la verità che manca un catalizzatore, con tutto quello che comporta.
Ma è possibile che per divenire segretario di un partito si deve aspettare che il precedente assuma un nuovo ruolo,e poi il delfino forse…ma un congresso con un po di sana lotta.
In inghilterra al congresso dei Tory, si alza uno “sconosciuto” quarantenne, interviene, e espone la sua visione del partito, la nuova strada da percorrere, convince il congresso che lo vota, contro i soloni del partito, si chiama Cameron, e dopo 15 anni ha portato i Tory in vantaggio rispetto al Labour

Valerio Pieroni | August 29, 2006

I veri congressi di una volta non esistono più. L’unico partito che in Italia manda un po avanti i giovani sono i Radicali e un po anche i Verdi.

Non so veramente da cosa possa dipendere questa tendenza. Forse dal fatto che oggi - rispetto a prima - i giovani si interessano poco di politica e quindi non si fanno più sentire come una volta.

Ma te hai aderito all’iniziativa di Generazione U? che giudizio ne dai?

Marco | August 29, 2006

E anche AN, vedi Meloni, i ds hanno Scollo, e noi….
si ho aderito, credo che sia ottima come iniziatiava, oggi associazione, che vada nella stessa direzione, di chi già nei partiti “lavora” per un ricambio generazionale e crede nel PD, e nella necessità di una politica riformista per il nostro paese. Anche perchè aderiscono molti che non cerdono negli attuali partiti o hanno trovato un muro di gomma alle loro istanze, ma vogliono davvero dar vita al PD.

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